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October 13
Io se fossi Dio Naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente. Nel regno dei cieli non vorrei ministri Né gente di partito tra le palle Perché la politica è schifosa e fa male alla pelle. E tutti quelli che fanno questo gioco Che poi è un gioco di forze ributtante e contagioso Come la febbre e il tifo E tutti quelli che fanno questo gioco C' hanno certe facce Che a vederle fanno schifo. Io se fossi Dio dall'alto del mio trono Direi che la politica è un mestiere osceno E vorrei dire, mi pare a Platone Che il politico è sempre meno filosofo E sempre più coglione. È un uomo a tutto tondo Che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo Che scivola sulle parole E poi se le rigira come lui vuole. Signori dei partiti O altri gregari imparentati Non ho nessuna voglia di parlarvi Con toni risentiti. Ormai le indignazioni son cose da tromboni Da guitti un po' stonati. Quello che dite e fate Quello che veramente siete Non merita commenti, non se ne può parlare Non riesce più nemmeno a farmi incazzare. Sarebbe come fare inutili duelli con gli imbecilli Sarebbe come scendere ai vostri livelli Un gioco così basso, così atroce Per cui il silenzio sarebbe la risposta più efficace. Ma io sono un Dio emotivo, un Dio imperfetto E mi dispiace ma non son proprio capace Di tacere del tutto. Ci son delle cose Così tremende, luride e schifose Che non è affatto strano Che anche un Dio Si lasci prendere la mano. Io se fossi Dio preferirei essere truffato E derubato, e poi deriso e poi sodomizzato Preferirei la più tragica disgrazia Piuttosto che cadere nelle mani della giustizia. Signori magistrati Un tempo così schivi e riservati Ed ora con la smania di essere popolari Come cantanti come calciatori. Vi vedo così audaci che siete anche capaci Di metter persino la mamma in galera Per la vostra carriera. Io se fossi Dio Direi che è anche abbastanza normale Che la giustizia si amministri male Ma non si tratta solo Di corruzioni vecchie e nuove È proprio un elefante che non si muove Che giustamente nasce Sotto un segno zodiacale un po' pesante E la bilancia non l'ha neanche come ascendente. Io se fossi Dio Direi che la giustizia è una macchina infernale È la follia, la perversione più totale A meno che non si tratti di poveri ma brutti Allora si che la giustizia è proprio uguale per tutti. [.] Io se fossi Dio Io direi come si fa a non essere incazzati Che in ospedale si fa morir la gente Accatastata tra gli sputi. E intanto nel palazzo comunale C'è una bella mostra sui costumi dei sanniti In modo tale che in questa messa in scena Tutto si addolcisca, tutto si confonda In modo tale che se io fossi Dio direi che il sociale È una schifosa facciata immonda. Ma io non sono ancora nel regno dei cieli Sono troppo invischiato nei vostri sfaceli. [.] Io se fossi Dio Vedrei dall'alto come una macchia nera Una specie di paura che forse è peggio della guerra Sono i soprusi, le estorsioni i rapimenti È la camorra. È l'impero degli invisibili avvoltoi Dei pescecani che non si sazian mai Sempre presenti, sempre più potenti, sempre più schifosi È l'impero dei mafiosi. Io se fossi Dio Io griderei che in questo momento Son proprio loro il nostro sgomento. Uomini seri e rispettati Cos'ì normali e al tempo stesso spudorati Così sicuri dentro i loro imperi Una carezza ai figli, una carezza al cane Che se non guardi bene ti sembrano persone Persone buone che quotidianamente Ammazzano la gente con una tal freddezza Che Hitler al confronto mi fa tenerezza. Io se fossi Dio Urlerei che questi terribili bubboni Ormai son dentro le nostre istituzioni E anzi, il marciume che ho citato È maturato tra i consiglieri, i magistrati, i ministeri Alla Camera e allo Senato. Io se fossi Dio Direi che siamo complici oppure deficienti Che questi delinquenti, queste ignobili carogne Non nascondono neanche le loro vergogne E sono tutti i giorni sui nostri teleschermi E mostrano sorridenti le maschere di cera E sembrano tutti contro la sporca macchia nera. Non ce n'è neanche uno che non ci sia invischiato Perché la macchia nera È lo Stato. E allora io se fossi Dio Direi che ci son tutte le premesse Per anticipare il giorno dell'Apocalisse. Con una deliziosa indifferenza E la mia solita distanza Vorrei vedere il mondo e tutta la sua gente Sprofondare lentamente nel niente. Forse io come Dio, come Creatore Queste cose non le dovrei nemmeno dire Io come Padreterno non mi dovrei occupare Né di violenza né di orrori né di guerra Né di tutta l'idiozia di questa Terra E cose simili. Peccato che anche Dio Ha il proprio inferno Che è questo amore eterno Per gli uomini.
Giorgio Gaber
“Sogno” - Eva
Ti ho baciato le ginocchia … lungamente.
Ho accarezzato i tuoi piedi … perché un giorno, forse, ti porteranno dove io ho camminato. Ho indugiato a lungo sulle tue mani.
Le tue mani che scrivono e che amano. Intensamente ho annusato la tua pelle, i tuoi capelli, perché nel ricordo tu possa essermi per sempre familiare.
Ho preso i tuoi baci, stanotte, tutti quelli che avessi potuto, confondendo alla mia la tua lingua, con passione rinnovata, e sulla bocca ti ho lasciato parole e silenzi.
Ho assaporato avidamente la tua Essenza … riempiendomi di te, fino a sentirmi trasbordare enormemente, fino a non percepire altro spazio all’infuori di noi.
Per la pelle, sulla pelle, il nostro sudore faceva un unico amore liquido. E nel tempo, al risveglio, come non sentire che una goccia ancora del tuo sudore mi appartiene ? Che tuttavia è me che traspiri e non te ne avvedi ?
“Peccato”, liberami da questo tuo nome che germina e conquista e distrugge.
Peccato, peccato … e lo ripeto e si ripete come una nenia, senza fine.
Riconducimi alla passione ancora una lunga, interminabile volta, o cedi ai miei pensieri il giusto riposo, lontano dai tuoi molli sussurri.
Adamo …
La mia saggezza fu di amarti, la mia follia fu di averti.
Lungamente … bacio le tue ginocchia.
Eva
Io non so dirtelo, cosa resterà nel tempo del nostro breve incontro, del nostro lungo addio.
I miei occhi velati di pianto, ancora.
Resteranno i tuoi sorrisi, la tua e la mia giovinezza … che sa di sbagliare … eppure non teme.
Ci siamo tolti il sale dagli occhi e le mani dalle mani. Io ti seguivo lungo stazioni a volte languide, in stanze calde, imploranti silenzio.
Tu mi fuggivi dalle braccia ed esiliavi parole che ho disimparato ad usare.
Diventerai uomo, forse, se avrò la forza, potrò guardarti anche invecchiare. Forse verrò a contarti i capelli bianchi! A ricordarti com’era stato.
Fummo felici per tutto un giorno. Il resto lo stiamo ancora aspettando …
Mary
Era d’inverno … lo sentivamo dalla pelle tesa in mille brivididi,
era l’amore .. e ancora lo sentivamo dalla pelle, dai suoi brividi.
Ricordo strade lucide, gonfie di vento … e i nostri passi come un’eco, tra monumenti notturni. Mi vedevo nei tuoi occhi … bella … assurdamente felice!
Un giorno ti avrei scritto, anche di quell’inverno …
Di come era stato aspettarlo dietro quella tenda, delle parole soffocate per paura … Le avrei scritte.
Ti avrei scritto, un giorno, di tutto ciò che allora ci era parso sconveniente dire. Fare.
Le parole non superarono però l’inverno … e le vidi morire, una ad una, così … come cadono le foglie, per inerzia o rassegnazione.
Era la stagione del “non amore” … e nemmeno lui potè sopravvivergli, lui con radici poco profonde non era rimasto che il tempo di un sorriso …
Lo salutai insieme alla stagione morta, insieme al tuo sguardo lontano
… con la promessa che un giorno io ti avrei scritto… anche di quell’inverno.
Mary
Io voglio mangiare il pane duro
E raffermo dello strazio …
Voglio bere, dissetarmi
Del sale caldo
Che hai fatto per me.
Dammi il tuo corpo amoroso,
le tue labbra di menzogna acutissima
e fingimi tua per istanti immutabili,
lungamente abbandonami
alla fiera del mio e tuo destino.
Mary
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