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    October 13

    IO SE FOSSI DIO

    Io se fossi Dio
    Naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente.
    Nel regno dei cieli non vorrei ministri
    Né gente di partito tra le palle
    Perché la politica è schifosa e fa male alla pelle.
    E tutti quelli che fanno questo
    gioco
    Che poi è un gioco di forze ributtante e contagioso
    Come la febbre e il tifo
    E tutti quelli che fanno questo gioco
    C' hanno certe facce
    Che a vederle fanno schifo.
    Io se fossi Dio dall'alto del mio trono
    Direi che la politica è un mestiere osceno
    E vorrei dire, mi pare a
    Platone
    Che il politico è sempre meno filosofo
    E sempre più coglione.
    È un uomo a tutto tondo
    Che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo
    Che scivola sulle parole
    E poi se le rigira come lui vuole.
    Signori dei partiti
    O altri gregari imparentati
    Non ho nessuna voglia di parlarvi
    Con toni risentiti.
    Ormai le indignazioni son cose da tromboni
    Da guitti un po' stonati.
    Quello che dite e fate
    Quello che veramente siete
    Non merita commenti, non se ne può parlare
    Non riesce più nemmeno a farmi incazzare.
    Sarebbe come fare inutili duelli con gli imbecilli
    Sarebbe come scendere ai vostri livelli
    Un gioco così basso, così atroce
    Per cui il silenzio sarebbe la risposta più efficace.
    Ma io sono un Dio emotivo, un Dio imperfetto
    E mi dispiace ma non son proprio capace
    Di tacere del tutto.
    Ci son delle cose
    Così tremende, luride e schifose
    Che non è affatto strano
    Che anche un Dio
    Si lasci prendere la mano.
    Io se fossi Dio preferirei essere truffato
    E derubato, e poi deriso e poi sodomizzato
    Preferirei la più tragica disgrazia
    Piuttosto che cadere nelle mani della giustizia.
    Signori magistrati
    Un tempo così schivi e riservati
    Ed ora con la smania di essere popolari
    Come cantanti come calciatori.
    Vi vedo così audaci che siete anche capaci
    Di metter persino la mamma in galera
    Per la vostra carriera.
    Io se fossi Dio
    Direi che è anche abbastanza normale
    Che la giustizia si amministri male
    Ma non si tratta solo
    Di corruzioni vecchie e nuove
    È proprio un elefante che non si muove
    Che giustamente nasce
    Sotto un segno zodiacale un po' pesante
    E la bilancia non l'ha neanche come ascendente.
    Io se fossi Dio
    Direi che la giustizia è una macchina infernale
    È la follia, la perversione più totale
    A meno che non si tratti di poveri ma brutti
    Allora si che la giustizia è proprio uguale per tutti.
    [.]
    Io se fossi Dio
    Io direi come si fa a non essere incazzati
    Che in ospedale si fa morir la gente
    Accatastata tra gli sputi.
    E intanto nel palazzo comunale
    C'è una bella mostra sui costumi dei sanniti
    In modo tale che in questa messa in scena
    Tutto si addolcisca, tutto si confonda
    In modo tale che se io fossi Dio direi che il sociale
    È una schifosa facciata immonda.
    Ma io non sono ancora nel regno dei cieli
    Sono troppo invischiato nei vostri sfaceli.
    [.]
    Io se fossi Dio
    Vedrei dall'alto come una macchia nera
    Una specie di paura che forse è peggio della guerra
    Sono i soprusi, le estorsioni i rapimenti
    È la camorra.
    È l'impero degli invisibili avvoltoi
    Dei pescecani che non si sazian mai
    Sempre presenti, sempre più potenti, sempre più schifosi
    È l'impero dei mafiosi.
    Io se fossi Dio
    Io griderei che in questo momento
    Son proprio loro il nostro sgomento.
    Uomini seri e rispettati
    Cos'ì normali e al tempo stesso spudorati
    Così sicuri dentro i loro imperi
    Una carezza ai figli, una carezza al cane
    Che se non guardi bene ti sembrano persone
    Persone buone che quotidianamente
    Ammazzano la gente con una tal freddezza
    Che Hitler al confronto mi fa tenerezza.
    Io se fossi Dio
    Urlerei che questi terribili bubboni
    Ormai son dentro le nostre istituzioni
    E anzi, il marciume che ho citato
    È maturato tra i consiglieri, i magistrati, i ministeri
    Alla Camera e allo Senato.
    Io se fossi Dio
    Direi che siamo complici oppure deficienti
    Che questi delinquenti, queste ignobili carogne
    Non nascondono neanche le loro vergogne
    E sono tutti i giorni sui nostri teleschermi
    E mostrano sorridenti le maschere di cera
    E sembrano tutti contro la sporca macchia nera.
    Non ce n'è neanche uno che non ci sia invischiato
    Perché la macchia nera
    È lo Stato.
    E allora io se fossi Dio
    Direi che ci son tutte le premesse
    Per anticipare il giorno dell'Apocalisse.
    Con una deliziosa indifferenza
    E la mia solita distanza
    Vorrei vedere il mondo e tutta la sua gente
    Sprofondare lentamente nel niente.
    Forse io come Dio, come Creatore
    Queste cose non le dovrei nemmeno dire
    Io come Padreterno non mi dovrei occupare
    Né di violenza né di orrori né di guerra
    Né di tutta l'idiozia di questa Terra
    E cose simili.
    Peccato che anche Dio
    Ha il proprio inferno
    Che è questo amore eterno
    Per gli uomini.

     

    Giorgio Gaber

     

    "SOGNO"

     

    “Sogno” - Eva


    Ti ho baciato le ginocchia … lungamente.

    Ho accarezzato i tuoi piedi … perché un giorno, forse, ti porteranno dove io ho camminato. Ho indugiato a lungo sulle tue mani.

    Le tue mani che scrivono e che amano. Intensamente ho annusato la tua pelle, i tuoi capelli, perché nel ricordo tu possa essermi per sempre familiare.

     Ho preso i tuoi baci, stanotte, tutti quelli che avessi potuto, confondendo alla mia la tua lingua, con passione rinnovata, e sulla bocca ti ho lasciato parole e silenzi.

    Ho assaporato avidamente la tua Essenza … riempiendomi di te, fino a sentirmi trasbordare enormemente, fino a non percepire altro spazio all’infuori di noi.

    Per la pelle, sulla pelle, il nostro sudore faceva un unico amore liquido. E nel tempo, al risveglio, come non sentire che una goccia ancora del tuo sudore mi appartiene ? Che tuttavia è me che traspiri e non te ne avvedi ?

    “Peccato”, liberami da questo tuo nome che germina e conquista e distrugge.

    Peccato, peccato … e lo ripeto e si ripete come una nenia, senza fine.

    Riconducimi alla passione ancora una lunga, interminabile volta, o cedi ai miei pensieri il giusto riposo, lontano dai tuoi molli sussurri.

    Adamo …

    La mia saggezza fu di amarti, la mia follia fu di averti.

    Lungamente … bacio le tue ginocchia.

                   

                                                                           Eva



    FUMMO FELICI

     

    Io non so dirtelo, cosa resterà nel tempo del nostro breve incontro, del nostro lungo addio.

    I miei occhi velati di pianto, ancora.

    Resteranno i tuoi sorrisi, la tua e la mia giovinezza … che sa di sbagliare … eppure non teme.

    Ci siamo tolti il sale dagli occhi e le mani dalle mani. Io ti seguivo lungo stazioni a volte languide, in stanze calde, imploranti silenzio.

    Tu mi fuggivi dalle braccia ed esiliavi parole che ho disimparato ad usare.

    Diventerai uomo, forse, se avrò la forza, potrò guardarti anche invecchiare. Forse verrò a contarti i capelli bianchi! A ricordarti com’era stato.

    Fummo felici per tutto un giorno. Il resto lo stiamo ancora aspettando …

    Mary

    ERA D'INVERNO

     

    Era d’inverno … lo sentivamo dalla pelle tesa in mille brivididi,

    era l’amore .. e ancora lo sentivamo dalla pelle, dai suoi brividi.

    Ricordo strade lucide, gonfie di vento … e i nostri passi come un’eco, tra monumenti notturni. Mi vedevo nei tuoi occhi … bella … assurdamente felice!

    Un giorno ti avrei scritto, anche di quell’inverno …

    Di come era stato aspettarlo dietro quella tenda, delle parole soffocate per paura … Le avrei scritte.

    Ti avrei scritto, un giorno, di tutto ciò che allora ci era parso sconveniente dire. Fare.

    Le parole non superarono però l’inverno … e le vidi morire, una ad una, così … come cadono le foglie, per inerzia o rassegnazione.

    Era la stagione del “non amore” … e nemmeno lui potè sopravvivergli, lui con radici poco profonde non era rimasto che il tempo di un sorriso …

    Lo salutai insieme alla stagione morta, insieme al tuo sguardo lontano

    … con la promessa che un giorno io ti avrei scritto… anche di quell’inverno.

     

    Mary


    FINGIMI TUA

     

    Io voglio mangiare il pane duro

    E raffermo dello strazio …

    Voglio bere, dissetarmi

    Del sale caldo

    Che hai fatto per me.

    Dammi il tuo corpo amoroso,

    le tue labbra di menzogna acutissima

    e fingimi tua per istanti immutabili,

    lungamente abbandonami

    alla fiera del mio e tuo destino.

     

    Mary


    September 06

    "BATTE BOTTE"

     
     
    Ne la nave
    che si scuote,
    con le navi che percuote
    Di un'aurora
    Sulla prora
    Splende un occhio
    Incandescente:
    (Il mio passo
    Solitario
    Beve l'ombra
    Per il Quai)
    Ne la luce
    Uniforme
    Da le navi
    A la città
    Solo il passo
    Che a la notte
    Solitario
    Si percuote
    Per la notte
    Dalle navi
    Solitario
    Ripercuote:
    Così vasta
    Così ambigua
    Per la notte
    Così pura!
    L'acqua (il mare
    Che n'esala?)
    A le rotte
    Ne la notte
    Batte: cieco
    Per le rotte
    Dentro l'occhio
    Disumano
    De la notte
    Di un destino
    Ne la notte
    Più lontano
    Per le rotte
    De la notte
    Il mio passo
    Batte botte.
     
    passi
     
                                                                          Dino Campana
     
    April 19

    DAVVERO

      

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    Mi batte e mi ritempra

    nel tempo che consola

    quell’essere per lungi

    a lungo senza terra.

    Di un passo o mille passi

    ho sterrato la mia strada.

    Di un volto o nessun volto …

    Libera davvero, ricca davvero,

    davvero lontana, da tutto,

    anche da me.

    Fuochi illusori per di più riaccendevo

    all’ombra di muti inganni.

    Percossa da sbagli

    per errati percorsi,

    battuta dai venti

    per taciti istanti …

    Ma libera davvero,

    ricca davvero!

     

     

    Mary 

     

     

     

    April 18

    - PICCOLI CANTI -

     
     
    merini
     
     
    Se tutto un infinito
    ha potuto raccogliersi in un corpo,
    come da un corpo
    disprigionare non si può l'Immenso?
     
    Se tu potessi
    come un'ala spiegarti, anima mia,
    il mio povero occhio nel suo lago
    non ti raccoglierebbe...
     
    Matura la grazia
    il tempo matura, io sola son ferma,
    con immagini tue dinanzi agli occhi
    che non so, nel presente guardare,
    con l'effluvio di mille fiori defunti
    ancor fresco alle nari.
     
    S'anche ti lascerò per breve tempo,
    solitudine mia, se mi trascina
    l'amore, tornerò, stanne pur certa;
    i sentimenti cedono, tu resti.
     
    Il mio cuore è la selva inabitata,
    vergine, fitta d'ombre e di sottili
    rumori, di fugaci apparizioni, 
    di più fugaci corse.
     
    O sorte mia, dove mi sospingi?
    Perchè verso le braccia
    che mi rifiutano invece?
    Che anelito è questo?
    Se vuoi sottrarti da me,
    lasciami la tua ombra
    ... ed io l'educherò per i miei sogni.
     
     Ci si può anche sentire spiaggia
    con la sua terra che non è già più terra,
    con la sua anima che non è ancora tutt'anima,
    misti a un'immensità che può chiamarsi musica
    o amore, o fede...
     
    Ci leggi, Signore, negli occhi
    almeno,
    nell'acerbità dei muscoli del volto
    tesi,
    il divenire ineffabile dell'anima,
    il nostro struggimento per un bene
    che non può giungere oltre
    il poverissimo limite del pianto?
     
    Alda Merini
     
    1947-1948
     
     
    April 14

    Pedro Salinas

     
     
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    SI' TUTTO CON ECCESSO:
    LA LUCE,LA VITA,IL MARE!
    PLURALE TUTTO PLURALE,
    LUCI, VITE E MARI.
    CHE SALGANO, CHE ASCENDANO
    DA DOZZINE A CENTINAIA, DA CENTINAIA A MIGLIAIA,
     IN UN ESULTANTE RIPETIZIONE INFINITA DEL TUO AMORE UNITA'.
    TAVOLE, PENNE E MACCHINE,
    TUTTO CORRA A MOLTIPLICARE, 
    CAREZZA PER CAREZZA,
    ABBRACCIO PER VULCANO.
    BISOGNA STANCARE I NUMERI.
    CHE CONTINO SENZA POSA, SI UBRIACHINO CONTANDO, 
    E CHE NON SAPPIANO PIU'
    L'ULTIMO QUALE SARA':
    CHE VITA SENZA TERMINE!
    Pedro Salinas
    April 10

    PIAZZA SARZANO

     
     
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    All'antica piazza dei tornei salgono strade e strade e nell'aria pura si prevede, sotto il cielo, il mare. L'aria pura è appena segnata di nubi leggere.
    L'aria è rosa. Un antico crepuscolo ha tinto la piazza e le sue mura. E dura sotto il cielo che dura, estate rosea di più rosea estate.
    Intorno, nell'aria del crepuscolo, si intendono delle risa, serenamente, e dalle mura sporge una torricella rosa tra l'edera che cela una campana:
    mentre, accanto, una fonte sotto una cupoletta getta acqua acqua ed acqua senza fretta, nella vetta con il busto di un savio imperatore:
    acqua acqua, acqua getta senza fretta, con in vetta il busto cieco di un savio imperatore romano.
    Un vertice colorito dall'altra parte della piazza mette quadretta, da quattro cuspidi una torre quadrata mette quadretta svariate di smalto,
    un riso acuto nel cielo, oltre il tortueggiare, sopra dei vicoli il velo rosso del roso mattone: ed a quel riso odo risponde l'oblio.
    L'oblio così caro alla statua del pagano imperatore, sopra la cupoletta dove l'acqua zampilla senza fretta sotto lo sguardo cieco del savio imperatore romano.
     
    Dino Campana
     
    (Genova - Piazza Sarzano)
    April 04

    IO

     
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    Ho levato un grido
    nel silenzio costrittivo della mia infanzia,
    ho avuto un sussulto
    nella notte fatua di tutti i miei amori,
    ho steso un velo verginale sui miei occhi ...
    L'ho chiamato Poesia.
     
    Mary
    February 20

    ALERAMO A CAMPANA - Borgo San Lorenzo, 7 Agosto 1916

     

     

    Perchè non ho baciato le tue ginocchia?

    Avrei voluto fermare quell'automobile giù per la costa, tornare al Barco a piedi, nella notte, che c'è il tuo petto per questa bambina stanca.

    Tu che tacevi o soltanto dicevi la tua gioia. Sentivi che la visione di grandezza e di forza si sarebbe creata in me non appena io fossi partita? Nella tua luce d'oro. E non ho baciato le tue ginocchia.

    I nostri corpi sulle zolle dure, le spighe che frusciano sopra la fronte, mentre le stelle incupiscono il cielo.

    Non ho saputo che abbracciarti. Tu che m'avevi portata così lontano. Che il giorno innanzi ascoltavi soltanto l'acqua correr fra i sassi. Oh, tu non hai bisogno di me!

    Dino, provo qualcosa di tanto forte che non so come lo reggerò ... Sei tu che mi squassi così? Cosa m'hai messo nelle vene? E sempre ho negli occhi quella strada col sole, al primo mattino, le fonti dove m'hai fatto bere, la terra che si mescolava ai nostri baci, quell'abbraccio profondo della luce. Dove sei, che mi sento così strappata a me stessa?

    Hai visto che siamo vergini? Che qualcosa non ci fu mai strappato?

    Prendimi, tiemmi, bruceremo.

     

    Dimmi che mi manca così il respiro perchè mi chiami, perchè mi vuoi ...

    Scrivimi!

     

     

                                                                   Sibilla

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    February 10

    ODI ET AMO

     
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    Odio, ed odio odiare cosa mi tiene, cosa mi constringe.

    Amo dovere, dovere sentirmi libera … come dover respirare.

    Odio il “non posso”, amo il “non voglio”.

    Amo il “me”, che spesso significa solitudine, ma è solitudine appagante e mai vuota.

    Odio la superficie di tutte le cose, che è scontatezza opaca, amo la profondità,

    quella del mondo che ho voluto erigere, quella degli altri … di cui non so nutrirmi, e resto affamata.

    Odio la necessità, che è dipendenza, droga, illusione e vaneggiamento. Come dire “noi”.

    Amo l’indipendenza, che mi fa unica sovrana, bisognosa di nulla.

    Odio le parole infarcite di vana bellezza, a cui non credo.
    Amo il silenzio e chi riesce a parlarlo.

    Amo e odio dire che “amo” e che “odio”, per poi fallire in entrambe le cose …

    per paura, che odio, e ricerca della verità, che amo.

     

    Mary

    November 28

    "NON IMPENSIERIRTI"

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    Non impensierirti  mio tradito,

    vivo lontana dagli spasimi della guerra.

    Il tempo mi ha affidato una casa

    ... dalla casa scorgo il tempo.

    Ti chiesi perdono per i miei silenzi

    - oggi me ne rammarico -

    la tua bellezza non la potevo dire ...

    nè ancora posso dirla.

    Vivi selvaggio,

    che di te ho memoria come fossi vento!

    Sotto l'albero stellato troverai

    il cadavere del mio amore muto,

    non soffermarti ...

    Fatti baciare le mani

    ... come io le bacerei,

    ama, come soltanto  i miei occhi

    ti amerebbero …

    E taci, taci per sempre

    perché io possa vivere.

     

     Mary

    November 25

    NOTTE DI VIOLA

      _DivX - ITA_ Un Viaggio Chiamato Amore _2002_ Regia Michele Placido_ Laura Morante, Stefano Accorsi, Alessandro Haber_ 061_0001
     
    Il mare nel vento mesceva il suo sale che il vento mesceva e levava nell’odor lussurioso dei vichi,e la bianca notte mediterranea scherzava colle enormi forme delle femmine tra i tentativi bizzarri della fiamma di svellersi dal cavo dei lampioni.

    Nel mentre, sullo sfondo, il cupo azzurro si insenava di stelle. Avanti, come una mostruosa ferita, profondava una via.

    O il tuo corpo! Il tuo profumo mi velava gli occhi: io non vedevo il tuo corpo (un dolce e acuto profumo): là nel grande specchio ignudo, nel grande specchio ignudo velato dai fumi di viola, in alto baciato da una stella di luce era il bello, il bello e dolce dono di un dio : e le timide mammelle erano gonfie di luce, e le stelle erano assenti, e non un Dio era nella sera d’amore di viola:

    ma tu leggera, tu sulle mie ginocchia sedevi, cariatide notturna di un incantevole cielo.

    Il tuo corpo un aereo dono sulle mie ginocchia, e le stelle assenti, e non un Dio nella sera d’amore di viola: ma tu nella sera d’amore di viola: ma tu chinati gli occhi di viola, tu ad un ignoto cielo notturno che avevi rapito una melodia di carezze.

    Qual ponte, muti chiedemmo, qual ponte abbiamo noi gettato sull’infinito,

    che tutto ci appare ombra di eternità? A quale sogno levammo la nostalgia della nostra bellezza?

    La luna sorgeva nella sua vecchia vestaglia … dietro la chiesa bizantina.


    Dino Campana

    MARIANNA AL BIVIO

     

    vento

    Cade pioggia e cade neve

    non ho più la mia virtù ..

    cosa importa quel bambino alla finestra.

    Il dolore della gente non riguarda la mia età,

    chiudo gli occhi ed ogni giorno è sempre festa.

    Le canzoni che scrivevo non le riconosco più,

    sono l’ombra di un fantasma che cammina …

    Ma Susanna mi da la mano come prima.

    Ho dormito troppo a lungo,

    la montagna era stregata

    da un poeta che suonava il pianoforte.

    Ho sognato le mie mani che sparivano nel buio

    mentre Dio me le stringeva un po’ più forte.

    Quattro porte. Quattro verità. E ognuna sorrideva …

    E un palazzo di granito con un uomo che gridava

    e la luna che sembrava una patata.

    Ma Susanna non l’ho dimenticata.

    E Marianna camminava con il sole nei capelli

    aggrappata a un paradiso di stagnola.

    Ogni uomo che passava ne toccava la sorgente,

    ma lasciava la sua anima da sola…

    e la strada divideva due esistenze parallele,

    l’orizzonte ne copriva la realtà …

    E Marianna non sapeva cosa fosse veramente

    quel diamante che stringeva nella mano …

    mentre il sole la seguiva da lontano.

    Cade pioggia e cade neve,

    chi ha guardato le mie carte

    sa che forse la mia vita è già decisa.

    Quattro porte. Quattro verità. E ognuna sorrideva …

    E un palazzo di granito con un uomo che scriveva

    e la luna che sembrava una patata

    Ma Susanna non l’ho dimenticata.

    October 27

    LA MIA PARTE

     

     

    ppadana

     

    Di questa piccola parte del mondo

    dove mastico pensieri ...

    Di questa piccola parte ...

     io voglio rubare gli anfratti stretti,

    muti,

    vederne le mutevoli albe ..

    rubarne i colori, nel tempo,

    nel tempo che si consuma,

    da questa parte.

    Da questa parte io ti aspetto

    e non finirò di aspettare ...

    Perchè la tua assenza

    è la mia parte.

    Da questa parte dovrò forse

    prima o poi fuggire ...

    E guardo ... e mi stupisco

    e non mi spaventa più il vuoto,

    perchè il vuoto è la mia parte.

    Ti ho fatto sovrano di mie debolezze,

    ma tu estendevi il tuo dominio

    dalle mie anche

    ai miei seni d'ombra ...

    Intento alla conquista

    di più esigui territori.

    Mi cresci dentro e fuori,

    parto interrotto e doloroso…

    ramo non fruttifero della mia ansia d’amare,

    d’avvenire.

    Sull’altare della mia adorazione

    ti lascio ancora doni tardivi

    e un voto amaro

    che amputa il mio desiderio sterile,

    dove non germoglia il tuo seme rubato,

    ma il fiore notturno

    di un’amara poesia.

     

     

     

    Mary

     

     

     

     

     

     

     

     

    October 22

    IL BRUCO E LA FARFALLA

     
    snowball_55
     
    Questo mio racconto è stato pubblicato nel libro "Centro di Igiene Mentale"  - Mondadori -
     
     
    "Te lo sei mai chiesto quanto ci mette un bruco a diventare farfalla? Sono otto mesi precisi precisi! Otto mesi per trovare il coraggio o la vanità di metter su quelle ali e volare. Volare! Perchè di strisciare al bruco non va proprio giù. E poi? Poi ti ritrovi farfalla ... Libera, almeno credi, di lasciarti andare. Si, perchè in realtà il più flebile soffio basta affinchè la tua rotta cambi. E tu ti limiti a fluttuare, accarezzata dalla corrente. Noi viviamo secondo l'idea che altri ci hanno dettato della vita, alla quale inconsapevolmente abbiamo aderito."
    Questa è la storia che Carlo raccontava a chiunque capitasse da quelle parti. Ti sentivi attraversare dai suoi occhi pieni di domande. Poi un giorno mi prese le mani e mi disse: "Vedi? Io ce l'ho le ali ... e voglio andare dove mi pare, non sono mica stupido! Io ce l'ho il coraggio di vivere anche senza cercare un senso, di andare controvento, quando il vento vuole spingermi da un'altra parte. Perchè dimmi, hai mai capito qual'è il senso dell'essere farfalla? Se ci metti otto mesi a venir fuori da quel bozzolo e tre giorni soltanto per morire?"
    Io quel giorno a Carlo una risposta non ho saputo darla, poi non l'ho più rivisto.
    "E' matto!" si diceva tra infermieri. L'hanno visto parlare nel vento e tentare di volar via dal quarto piano.
     
    Marika ha gli occhi lucidi mentre racconta questa storia. Lei voleva bene a Carlo.
    "Dopo la sua morte mi sono interrogata a lungo. Adesso credo che il vero, unico senso dell fragile esistenza di una farfalla sia il dono di un momento di stupore negli occhi di chi la guarda volteggiare."
     
    Mary
    October 21

    Alda Merini

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    A me piacciono gli anfratti bui

    delle osterie dormienti,

    dove la gente culmina nell'eccesso del canto,

    a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,

    e i calici di vino profondi,

    dove la mente esulta,

    livello di magico pensiero.

    Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto

    malvissuto e scostante,

    meglio l'acre vapore del vino

    indenne,

    meglio l'ubriacatura del genio,

    meglio sì meglio

    l'indagine sorda delle scorrevolezze di vite;

    io amo le osterie

    che parlano il linguaggio sottile

    della lingua di Bacco,

    e poi nelle osterie

    ci sta il nome di Charles

    scritto a caratteri d'oro.

     

    A. M.

    ERA D'INVERNO

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    Era d’inverno … lo sentivamo dalla pelle tesa in mille brividi,

    era l’amore .. e ancora lo sentivamo dalla pelle, dai suoi brividi.

    Ricordo strade lucide, gonfie di vento … e i nostri passi come un’eco, tra monumenti notturni. Mi vedevo nei tuoi occhi … bella … assurdamente felice!

    Un giorno ti avrei scritto, anche di quell’inverno …

    Di come era stato aspettarlo dietro quella tenda, delle parole soffocate per paura … Le avrei scritte.

    Ti avrei scritto, un giorno, di tutto ciò che allora ci era parso sconveniente dire. Fare.

    Le parole non superarono però l’inverno … e le vidi morire, una ad una, così … come cadono le foglie, per inerzia o rassegnazione.

    Era la stagione del “non amore” … e nemmeno lui potè sopravvivergli, lui con radici poco profonde non era rimasto che il tempo di un sorriso …

    Lo salutai insieme alla stagione morta, insieme al tuo sguardo lontano

    … con la promessa che un giorno io ti avrei scritto… anche di quell’inverno.

     

     

    Mary